Morti, morti ovunque. E millepiedi giganti.

Avendo appena terminato di leggere “La lama del Druido Supremo”, ovvero il primo libro della nuova serie “I difensori di Shannara”, mi è venuta improvvisamente voglia di parlare un po’ di Terry Brooks. Avendo letto “La spada di Shannara” il primo anno di liceo, lo considero un po’ come un mio amico di vecchia data. Con lui ho un rapporto leggermente complicato; i suoi libri mi piacciono molto, ma hanno, a mio parere, anche non pochi difetti. Tralasciando il primo in ordine di pubblicazione, che ho già nominato e che è stato spesso criticato per le troppe somiglianze con l’opera del Sommo Tolkien, gli altri suoi libri hanno delle trame non troppo originali, da fantasy classico, seppure con alcuni accorgimenti niente male sparsi qua e là. L’azione si svolge nelle Quattro Terre, un mondo sopravvissuto alle Grandi Guerre, che hanno distrutto la vita come la conosciamo noi, lasciando una popolazione umana mutata geneticamente, i cui componenti prendono il nome, in base all’aspetto ottenuto dalla catastrofe, delle antiche creature presenti nei miti della razza umana, quali nani o troll. Tranne gli Elfi. Si, perchè gli Elfi (volutamente con la E maiuscola) sono sempre speciali e strafighi; essi non sono umani modificati, ma i veri e propri elfi delle leggende. Non sto a spiegare la trama di ogni singolo libro, altrimenti si fa mattina, dato che finora ne sono stati pubblicati, non contando altre opere che non fanno parte della saga di Shannara, ben 26, almeno in Italia. Parlando dei lati positivi, sicuramente si può nominare l’introspezione dei personaggi e le descrizioni dei luoghi, curate e ben scritte; questo porta però ad un ritmo molto lento, che può risultare noioso per alcuni. Inoltre, di solito Brooks presenta un gruppo di personaggi principali, e diversi altri di contorno, che tendono a morire a grappoli, come mosche, per i motivi più disparati. Tra i quali possiamo annoverare anche i mostri della palude stile tentacle rape, ed i millepiedi giganti, anch’essi mutati dalle radiazioni di cui sopra. Nonostante questi difetti, a mio parere i veri problemi dei suoi libri sono altri due: la ripetitività, e la storyline stessa. Le situazioni e la caratterizzazioni dei suoi personaggi tendono a ripetersi non poco, anche per la relativa ristrettezza del mondo narrato, anche in senso geografico; Brooks tende inoltre a riciclare molto i caratteri dei propri personaggi, il che può essere abbastanza fastidioso. La storyline è invece un discorso a parte; il buon Terry aveva infatti inizialmente scritto la saga di Shannara, ed in parallelo la trilogia del Demone, ambientata ai giorni nostri, con il tema manicheistico del conflitto tra il Verbo ed il Vuoto. Tuttavia, in seguito ha pensato bene di unire le due saghe, con una nuova serie di libri che parlasse del periodo immediatamente successivo alle suddette Grandi Guerre, che hanno portato poi alla ricostituzione di un mondo in chiave medievale. L’idea non è male, e tutto sommato regge, ma vi sono diverse lacune nella narrazione, ed è evidente come il collegamento non fosse in effetti previsto inizialmente. Per fare un esempio, il Verbo ed il Vuoto non sono mai nominati nella saga di Shannara, ed in quella del Demone si nega categoricamente la reale esistenza degli elfi. Nonostante questi difettucci, apprezzo le opere di Brooks, ma sto purtroppo iniziando a trovarle non poco monotone; certamente però sono una lettura essenziale per chi ama il fantasy di stampo classico, che prende inoltre una bella piega steampunk ad un certo punto della saga, con il nuovo avvento di alcune forme di tecnologia moderne all’interno delle Quattro Terre.

Ken Follett e la Storia

Salve a tutti, oggi vorrei parlare di un altro autore che amo particolarmente, anche se l’ho scoperto da neanche un annetto, ovvero Ken Follett. Per onor di cronaca, devo dire che mi riferirò principalmente alle sue opere di matrice storica, anche se ho letto altri due suoi libri di genere thriller, ovvero “Sulle ali delle aquile” (che, a onor del vero, parla di un attacco all’ambasciata americana a Teheran realmente avvenuto, quindi può collocarsi anche in ambito storico) ed “Il terzo gemello”, ma non mi sono piaciuti particolarmente, quindi li ignorerò. Il primo libro di Follett che ho letto è “I pilastri della Terra”; avevo visto con un’amico le trasposizioni televisive del suddetto libro e de “Il mondo senza fine”, che si può definire un suo seguito, e, spinta dalla curiosità, ho comprato anche i libri. Il primo è ambientato nel dodicesimo secolo, ed il secondo nel quattordicesimo, in una cittadina inglese fittizia, chiamata Kingsbridge. L’azione si svolge tutta intorno alla cattedrale del paese, che all’inizio del primo romanzo deve ancora essere costruita, con il contorno storico-sociale dell’epoca, comprese guerre dinastiche, politica della Chiesa, modi di vivere e problematiche del tempo, come per esempio la comparsa della Morte Nera, che si diffonde nel secondo romanzo. Questa estate ho invece letto “The Century Trilogy”, ovvero una trilogia (ma va?) nella quale vengono magistralmente messi in mostra i cambiamenti avvenuti nel mondo nel periodo della Grande Guerra (primo libro, “La caduta dei giganti”), della Seconda Guerra Mondiale (secondo romanzo, “L’inverno del mondo”) e del periodo che va dagli anni ’50 alla caduta del Muro di Berlino (terzo ed ultimo libro, “I giorni dell’eternità).

In tutte le suddette opere, il vero punto forte sono i personaggi, che mostrano tutte le sfaccettature della psiche umana; non sono tutti eroi ed eroine, ma anzi, dimostrano come in ognuno di noi ci siano lati negativi e positivi, che spesso coesistono. Il ritmo è tuttavia abbastanza lento, dato che l’autore intende evidentemente soffermarsi principalmente sullo sviluppo dei suddetti personaggi e sull’atmosfera storica, ma io apprezzo molto le descrizioni, quindi non mi ha dato affatto fastidio. L’unica pecca, se vogliamo trovarne una, è che alcuni dei personaggi vissuti in un’epoca posteriore assomigliano molto ad altri presentati in un libro precedente, anche se questo si può imputare magari alla parentela. In complesso, questi sono libri assolutamente necessari per chiunque ami la storia, e non si spaventi per opere massicce ed abbastanza impegnative dal punto di vista del ritmo. In ogni caso, il mio preferito in assoluto rimane “I pilastri della Terra”; i personaggi di Jack ed Aliena sono tra quelli che amo di più in generale!

Promuovere l’obesità? Ma quando mai!

Salve a tutti/e (metterei anche il genere neutro, se esistesse nella lingua italiana, tanto per ricordare alle mamme spaventate che il Mostro Gender è sempre in agguato)…Oggi vorrei tornare a parlare di un argomento che mi sta molto a cuore, anche se da una prospettiva un po’ diversa: la filosofia/estetica del curvy/plus size. Personalmente, rientro perfettamente in questa categoria, ma ritengo che ogni tipologia fisica di donna/uomo/persona abbia i suoi vantaggi ed i suoi punti di forza. Ultimamente, come avrete notato, si sta espandendo sempre di più il numero delle cosiddette “modelle curvy”, ovvero di quelle ragazze che esercitano la professione di modella o indossatrice pur avendo qualche chilo in più, ed anzi, facendone un punto di forza. Ogni volta che se ne parla su qualche sito/pagina facebook con una sezione aperta di commenti tuttavia, si scatena il finimondo, con gente che esprime la propria opinione in una maniera molto educata: “Eh ma guarda ‘sta cicciona, vuole far la modella e fa schifo, ma pensa ad abbuffarti meno e vai a nasconderti!!!11!!”. Molti altri, cercando di darsi un velo di rispettabilità, asseriscono che le suddette modelle mostrano un modo di vivere “non salutare, che istiga all’obesità”. Vogliate perdonarmi, ma allora tutte le modelle taglia 36-38 non istigano alla magrezza patologica? A parte questa considerazione, vorrei proprio sapere che relazione c’è fra il concetto di obesità patologica e quello di amore e rispetto per sè stessi. L’obesità fa male alla salute, e qui non ci piove, ma solamente perché qualcuno/a è malato/a, allora non ha diritto ad un po’ di autostima? Ah ma già, dimenticavo che il leone da tastiera medio pensa ancora che l’obesità sia dovuta solo alla voglia che ha una persona di ingozzarsi, dimenticando malattie, disfunzioni ormonali, depressione, mancanza di autostima, bisogno di attenzioni etc. etc. Io personalmente ADORO le donne che si realizzano come modelle plus-size, perchè portano una ventata di novità e di aria fresca ad un mondo, quello della moda ed in generale dell’aspetto fisico, decisamente troppo chiuso ed ignorante.

Assassinio o non assassinio? Questo è il problema

Oggi vorrei parlare di un argomento che mi sta discretamente a cuore, e che molti in questo paese sembrano non aver compreso appieno, ovvero il concetto della cosiddetta “legittima difesa”. Per farvi comprendere la differenza, vorrei fare due esempi, di due situazioni con personaggi, contesti e luoghi totalmente differenti:

  1. Una ragazza ventiseienne in Iran viene invitata a casa propria da un uomo, ex membro dei servizi segreti iracheni, che le vorrebbe in teoria proporre un impiego. Appena arrivata, l’uomo la fa salire nel suo appartamento e tenta di violentarla. Al che, la ragazza si difende e per errore uccide il suo aggressore. La famiglia del maniaco le propone di rinunciare alla pena di morte, se lei ritirerà l’accusa di tentata violenza sessuale, e lei rifiuta. Dopo anni di carcere duro, la ragazza viene impiccata.
  2. Un pensionato sente dei rumori durante la notte. Si alza, prende il proprio fucile, lo carica, va sul terrazzo e spara ad un ragazzo che stava evidentemente cercando di introdursi nel suo giardino scavalcando la cancellata. Senza spari di avvertimento, senza urli di sorta, mira e uccide, quasi sicuramente con l’intenzione di farlo. Al che, alle domande degli inquirenti, mente e dice di aver sparato in cucina, all’interno di casa sua, dove però non si trovano tracce di sangue. Anche la balistica gli dà torto. Egli si giustifica con la legittima difesa, per cui secondo lui avrebbe avuto ogni diritto di sparare. Ciononostante, il ladro era fuori da casa sua, ed era disarmato.

Ora vorrei proporvi una riflessione; cercate le differenze fra i due casi. Perché a parer mio, ho ogni diritto di difendere me o i miei famigliari da un pericolo, ma non ho il diritto di uccidere intenzionalmente quando la cosa poteva essere tranquillamente evitata in mille modi, mentendo anche spudoratamente, sicuramente sapendo di essere nel torto. Temo che un’ingiustizia sia presente non solo nel primo caso, ma apparirà presto anche nel secondo; difatti, è poco probabile che il pensionato venga incriminato per omicidio volontario. Ora, nessuno parla di giustificare i ladri, essi devono pagare la giusta pena, ovvero qualche anno di carcere per tentato furto e violazione di domicilio. Non per questo è possibile colpire con l’intenzione di uccidere e farla franca; ognuno deve pagare per il proprio delitto. Diverso e molto distante è un avvenimento come il nostro primo caso, in cui una persona, in evidente inferiorità fisica, ha difeso la sua incolumità da un chiaro tentativo di violenza. Quando vedete personaggi loschi sventolare pistole in televisione, fatevi due domande. Riflettete.

Stephen King: part 1

Buonasera gente, si ritorna, alla fine (si spera) di questa estate caldissima con un articolo/recensione/opinione/cosa su un libro, o meglio diversi libri di uno stesso autore, l’inimitabile Stephen King. Se non si fosse capito, io ADORO il Maestro, anche se sono ben lungi dall’aver letto tutti i suoi libri. Per questo affronterò l’argomento in più di un post, sperando di arrivare a conoscere tutte le sue opere; descriverò quindi brevemente tutti i libri che ho letto finora e cercherò di spiegare come mai li ho amati, a volte moltissimo, a volte un po’ meno.

1.LE NOTTI DI SALEM
Primo libro di King che ho letto, prestato dal mio cuginetto al pari mio maniaco della lettura; devo ammettere che non mi ha entusiasmato più di tanto, ma mi ha introdotto nel mondo a tinte dark del Maestro. La trama è molto semplice, e si nota a mio parere ancora una certa incertezza nella scrittura, essendo questo uno dei libri giovanili dell’autore; prendendo abbondantemente spunto da Dracula, si narra di una cittadina in cui l’ultimo arrivato è un vampiro, di quelli classici e malvagi. Il protagonista riuscirà a sconfiggerlo anche con l’aiuto di un bambino. Fine. Diciamo che ancora c’è ben poco di King.
2.IT
Questo è il mio libro preferito dell’autore, oltre che uno dei più conosciuti, anche grazie al film degli anni ’80 con Tim Curry. I protagonisti sono dei bambini, che si trovano alle prese con un’entità maligna che uccide altri ragazzini della loro città , compreso il fratellino di uno dei personaggi principali. L’essere in questione assume inoltre la forma della nostra paura più grande, e compare spesso come un pagliaccio. L’azione si svolge in due parti, una ambientata nell’infanzia dei protagonisti, che sembrano riuscire a sconfiggere il clown, e una nella loro età adulta, in cui essi tornano nella loro città natale per finire il lavoro. Non vi dico altro per non spoilerare troppo il libro. A me ha messo non poca inquietudine, e finora è l’opera di
King che secondo me sviscera meglio le profondità e gli orrori della psiche umana.
3.COSE PREZIOSE
Qui si parla della cittadina di Castle Rock, Maine, uno dei setting preferiti dal Sommo, in cui un giorno compare un negozietto d’antiquariato e cianfrusaglie; pian piano quasi tutti gli abitanti vi entrano, ed ognuno vi trova un oggetto speciale, che sembra esercitare un fascino irresistibile su ognuno di loro. A causa dell’influenza di questo negozio, dei suoi articoli e dello strano proprietario, il signor Gaunt, nella cittadina cominciano ad accadere diversi fatti strani, con esplosioni di violenza ed incidenti prima sconosciuti alla pacifica comunità. Anche questo libro mi ha appassionato non poco, anche se non l’ho trovato così spaventoso come It, e merita una lettura.
4.PET SEMATARY
Il secondo mio libro preferito del Maestro; in esso si racconta di una famigliola appena trasferitasi in una nuova casa, che scopre come nei boschi vicino ad essa si trovi un cimitero in cui i bambini del vicinato seppellivano i propri animaletti morti, a volte accadeva che essi si ripresentassero alla porta, per la felicità dei loro padroncini, ma alquanto cambiati…La vera storia inizia quindi con la morte accidentale del gatto di famiglia, che viene seppellito proprio nel cimitero in questione. Anche qui, non voglio spoilerare nulla, quindi mi fermo qui…sappiate solo che la vicenda diventa progressivamente più inquietante, fino ad un finale veramente da brivido…
5-6.INCUBI E DELIRI e STAGIONI DIVERSE
Non c’è molto da dire, sono due raccolte di racconti brevi, e alcuni di essi sono più validi di altri. Ah, in “Stagioni Diverse” è presente la storia da cui è stato tratto il famoso film “Stand by me”.
7.MUCCHIO D’OSSA
Il protagonista è in questo caso uno scrittore, che dopo la morte della moglie in un incidente non riesce più ad uscire da una fase acuta di blocco mentale e creativo. Si reca quindi nella sua casa sul lago, in cui iniziano ad accadere strane cose, che lo porteranno poi a scoprire il grande segreto di quella sonnolenta cittadina americana…Una storia di fantasmi veramente eccezionale, che si adatta perfettamente ad un pomeriggio in casa quando fuori imperversa il temporale 😉
8.INSOMNIA
Purtroppo non ho apprezzato molto questo libro, ma è comunque valido, specialmente per la splendida descrizione dei due protagonisti e dei personaggi di contorno, tutti anziani ma decisamente arzilli e attivi nel fermare un disastro in arrivo voluto dalle forze del Caso, contrapposte a quelle dell’Intento.
9.ROSE MADDER
Ultimo libro, per ora, di King da me letto, in esso viene presentata una protagonista femminile, Rose, fragile ma comunque a modo suo estremamente forte, che trova il coraggio di fuggire dal marito, completamente pazzo e violento, per rifugiarsi in una comunità di donne maltrattate. Li troverà l’indipendenza, una nuova casa, un nuovo lavoro ed un nuovo amore, e acquisterà uno strano quadro intitolato “Rose Madder”, con raffigurata una donna a lei molto somigliante, ignara del marito deciso a vendicarsi.

Bene gente, per ora è tutto, spero di poter continuare quest’argomento presto con altri post, e che questo vi abbia interessato!

Un libro sottovalutato, da non perdere

Oggi parliamo di un libro. Un libro che secondo me è assolutamente sottovalutato, e che praticamente nessuno conosce, ovverosia “Vampirus” (titolo originale, molto più adatto come si vedrà, “Peeps”) di Scott Westerfeld.
Parla di vampiri. No, no non date fuoco al pc, non si tratta di Bella e compagnia, qui è tutto molto più scientifico. Il vampirismo qui deriva da un parassita, che ti fa desiderare di nutrirti di carne umana, ti rende più forte, più veloce etc, e si trasmette anche per via sessuale, tramite la saliva e anche tramite i ratti (Morte Nera style per capirci). Alcuni però, come il protagonista, sono portatori sani della malattia, che li fortifica e li fa essere perennemente arrapati (pensate che vita grama, senza poter darci dentro) senza farli sclerare di brutto. Con varie indagini per rintracciare la donna che gli ha fatto perdere la verginità e infettato (ma pensa il culo che ha questo povero diavolo) il protagonista arriverà a scoprire un GOMPLODDO che coinvolge la stessa organizzazione segreta che si occupa di contenere la malattia, il Night Watch (“You know nothing, Jon Snow” cit.) e che porterà ad innumerevoli casini, con anche un plot twist niente male, a cui si aggiunge l’ambientazione di New York, il che non fa mai male. Principalmente, è un libro alquanto originale, scritto in maniera molto scorrevole e anche divertente, con intermezzi fra un capitolo e l’altro che vi spiegheranno in maniera comica, ma neppure troppo, varie tipologie di parassiti che abitano il nostro splendido pianeta. Tutta la trama si risolve nel seguito, “Apocalypse Vampirus”, in cui si aggiungeranno alla godibilità generale un sottotesto musicale ed un po’ di sana post-apocalisse.
P.S. Occhio ai gatti, e ai VERMONI. Non dico altro per non rovinarvi la sorpresa.

Il nero stinge

Visto che al momento qui da me c’è un caldo che neanche in Africa, direi di scrivere un post (tristemente) in tema. Ho appena letto una notizia, ovviamente passata sotto silenzio da tutti i media nazionali, che ha raggiunto rari livelli di schifezza ed epicità insieme. Luogo: piscina comunale di Graffignano (VT). Alcuni giovani somali, ospiti di un agriturismo della zona nell’ambito di un programma di accoglienza, si sono recati in piscina per fare un bagno. Tutto normale? Ovviamente no, altrimenti non saremmo in Italia. All’arrivo, il gestore li ha subito cacciati perchè “infastidivano i bagnanti” perchè il colore della loro pelle avrebbe “sporcato l’acqua”. No, magari fosse una barzelletta. La direttrice dell’agriturismo, alla richiesta di spiegazioni, si è vista rispondere dal gestore che i ragazzi non potevano entrare non essendo iscritti. Alla disponibilità ad iscriverli subito, si è comunque vista rispondere picche, e che avrebbe dovuto portarli da un’altra parte, perchè “di diversa cultura”, e perchè in piscina c’erano anche famiglie con bambini. Non cercateci un senso, perchè non c’è; si tratta solamente di razzismo puro della peggior specie. Il Ku Klux Klan approva questo elemento.
P.S. Ah, sto aspettando i post di quelli che “ma lei prende 35 euro al giorno per quegli immigrati, la costruisca lei la piscina, ospitali a casa tua, e allora i marò???” Peccato che se vi faceste due conti, capireste che 35 euro (pagati dall’Europa, non da noi come amano dire gli ignoranti) bastano a malapena per il cibo e altra cose da poco, e addirittura la proprietaria dell’agriturismo deve farsi carico delle spese mediche, necessità di vestiario etc etc dei suoi ospiti, tra cui vi sono anche molte donne con bambini.